La trama
Ricchi inglesi in villeggiatura nella Firenze del ventennio fascista. Una giovane protagonista dall'aspetto meraviglioso e attualmente vedova di un marito che tanto amava. Subito riceve i corteggiamenti di un rispettabile funzionario britannico, nonché amico di famiglia, nonché più vecchio di lei di venticinque anni. La proposta di matrimonio porterebbe la ragazza a un'elevata posizione sociale, ma lei esita, chiede tempo per rispondere.Non manca un secondo corteggiatore, un ricco e giovane inglese, bruttino ma carismatico, sempre portato all'eccesso e con una pessima reputazione di donnaiolo. Quando anche lui chiede la mano della bella protagonista, lei ride, non prende sul serio lui e tanto meno la sua proposta. In fondo sa quello che va cercando quell'uomo. A questo punto la giovane donna confessa una romantica fantasticheria: anche lei desidera l'avventura di una notte, ma la persona con cui condividerla deve avere determinate caratteristiche. Deve essere il più triste e miserevole degli uomini, così, concedendosi a lui per una notte, una notte soltanto, potrà renderlo felice.
Tutti i presupposti per il classico romanzo rosa, ma poi una sbavatura, poi un cadavere. Un corpo di cui è necessario liberarsi e dimenticarsi al più presto.
Raggiunto questo picco narrativo, le poche pagine rimanenti sono una discesa verso il più ridicolo e banale dei finali. Ma dire finale è anche troppo, sarebbe meglio interruzione di scrittura.
L'autore tratta il lettore esattamente come il povero disgraziato a cui la bella protagonista regala un momento di gioia: da una condizione di partenza mediocre veniamo slanciati in alto, per poi essere di nuovo abbandonati a un finale desolante.
La scrittura
Ma non può essere tutto qui. Sarà anche un romanzo rosa all'apparenza mediocre, ma è pur vero che è sfornato da una casa editrice con una solida reputazione. Perché Adelphi ha voluto pubblicare un romanzetto del genere vecchio di un secolo? Qual è il suo vero valore?
Per trovare qualche indizio è bene chiudere il libricino e voltarlo. Dalla quarta di copertina si legge:
«Quando si parla di gemme letterarie, di macchine narrative i cui meccanismi funzionano come gli ingranaggi di un orologio, di storie che riescono a ospitare, in poche decine di pagine, il respiro della letteratura, si allude a qualcosa che è realmente esistito - a quell'altissimo artigianato che ha avuto per motivi imperscrutabili la sua grande stagione nei primi decenni del secolo, e di cui libri come IN VILLA giustificano il rimpianto.»
«Altissimo artigianato». Insomma la valutazione mediocre data a questo libro è dovuta a un errato metro di giudizio basato sulla concezione del romanzo quale opera d'arte frutto di ispirazione, originalità e creatività. È chiaro perché questo libro appaia scadente: non è niente di tutto questo, non è arte. È un prodotto di consumo realizzato da un professionista del mestiere. Non c'è ispirazione dietro a questa storia, piuttosto una ricetta, un saper fare.
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W. Somerset Maugham |
La bellissima e perduta protagonista, i due contendenti tanto diversi tra loro: questi non sono personaggi letterari, sono ingredienti. Anche lo scabroso fatto di sangue che sconquassa l'armonia del romanzo fa parte della convenzionale ricetta, o è al massimo un'aggiunta piccante. Prosegue la quarta di copertina riguardo gli elementi della storia:
«per combinarli ci voleva la mano di un maestro come Maugham. Che in questo romanzo ritroviamo al suo meglio: trame impeccabili, cliché affettuosamente massacrati [...]»
«Cliché affettuosamente massacrati»! Qui il vero maestro di scrittura è l'autore della quarta di copertina.
Dunque è necessario aver mandato giù un buon numero di romanzi rosa, per poter apprezzare questo romanzo rosa pieno di tutti quei cliché che, a dir la verità, risultano a malapena ammaccati.
Dunque è necessario aver mandato giù un buon numero di romanzi rosa, per poter apprezzare questo romanzo rosa pieno di tutti quei cliché che, a dir la verità, risultano a malapena ammaccati.
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